Agli inizi del secolo scorso il Pigneto era per gran parte un latifondo appartente alla famiglia Tavoletti. Prati a perdita d'occhio e una schiera di pini mediterranei in parte sopravvissuti e ancora oggi visibili alla fine di via Fanfulla da Lodi.
Agli inizi degli anni '20 il Pigneto come tanti latifondi circostanti la Capitale diventa terra di pionieri. La disperazione del dopoguerra provoca lo svuotamento delle campagne del centro sud e l'inevitabile corsa all'urbanizzazione trasforma indelebilmente questa porzione di terra tra la via Casilina e la via Prenestina. Da Acuto, un paesino in provincia di Frosinone, Enrico Necci raggiunge il miraggio della capitale nel 1921. Trasporta laterizi con un carretto e a breve apre uno smorzo dirimpetto a un convento da poco trasformato in un'osteria. Dopo poco tempo rileva anche l'osteria e la trasforma in un bar latteria. È il 1924 e nasce il Bar Necci: dove il latte arrivava nei bigonzi e si imbottigliava con lo sgommarello. L'ex convento/osteria diventa in breve anche una gelateria artigianale con tanto di biliardo e tavoli da gioco. Arrivano gli anni '30 con i suoi fasti di regime e le sue speranze di un posto al sole il Bar Necci diventa “Gelateria Impero”. I figli di Enrico, Pietro e Luigi, crescono e lo aiutano a bottega. Nel giardino della gelateria, dove oggi c'è l'albero “coricato” c'era l'ingresso a delle grotte immense dove i bambini usavano giocare a nascondino. Pochi anni dopo quelle grotte diventano un rifugio antiaereo.
Il Pigneto pagherà un tributo pesante e in parte misconosciuto rispetto a quello di San Lorenzo. I bombardamenti americani del 1943 distruggeranno un palazzo in via Benito Mussolini (oggi via Fortebraccio) e altre case proprio in via Fanfulla da Lodi, a pochi metri dalla Gelateria Impero. In quelle case perdeva la vita Enrico Necci. Ancora giovani Pietro e Luigi Necci si rimboccano le maniche e si mettono alla guida della bottega. Alla fine degli anni '50 Pier Paolo Pasolini, anche lui “romano d'adozione” si avventura da queste parti e scopre il mondo dei “ragazzi di vita”: una realtà degradata ma piena di autentica poeticità. In via Fanfulla da Lodi gira gran parte di Accattone, film di fama mondiale, straordinario affresco di una generazione dimenticata dall'Italia del boom, una “razza” in via d'estinzione che questo film trasforma in leggende viventi. Il Bar Necci, ritrovo di tutta la borgata e luogo assiduamente frequentato da Pasolini ospiterà il casting del film.
Gli interni e gli esterni del bar frequentato da Accattone e i suoi amici sono girati in Via Fanfulla da Lodi a pochi passi dal Bar Necci. Da quell'anno, il 1958, la storia di questo luogo rimarrà indelebilmente legata al film e al regista. Documentari, interviste e addirittura rappresentazioni teatrali hanno fatto rivivere i miti e i furori dell'epoca di quegli indomabili ragazzi, mai normalizzati da quel “progresso” da cui “er Pasola” ci aveva messo in guardia in tempi non sospetti. Negli anni '60 il talento canoro di Luigi farà del Bar Necci un luogo di concerti all'aperto. Insieme a Luigi, Clara Iaione ma anche Claudio Villa hanno calcato il palco del Necci. In quegli stessi anni la squadra ciclistica della Benotto Preneste trovava la sua sede sociale nel Bar. Il presidente, neanche a dirlo, era Luigi Necci. Coppe e trofei si accumulavano sugli scaffali del bar mentre le stelle della squadra mietevano successi in tutto il mondo: Noè Conti, Adorni, campione mondiale e Leandro Faggin, medaglia d'oro alle olimpiadi di Sidney.