Pietro Necci, instancabile barzelletiere e suo fratello Luigi hanno condotto il bar fino al 2006 quando è stato venduto a Massimo Innocenti e Benjamin Hirst. Entrambi vivono al Pigneto da qualche anno, proprio in via Fanfulla da Lodi. Benjamin e Massimo hanno rinnovato sia i locali che l'esterno e hanno installato una cucina a vista. All'interno hanno rinnovato il banco lasciandolo nella sua posizione originaria e hanno trasformato la sala biliardi in quella ristorante. Nella parte esterna c'è una terrazza dedicata al bar, una al ristorante e un'area giochi dedicata bambini attrezzata con una tenda indiana e dei giocattoli comuni. Il progetto, a cui hanno partecipato molti artigiani del quartiere, intende rispettare il passato glorioso del Bar Necci sia nelle scelte architettoniche, sia nello spirito, sia nel nome: “Necci dal 1924”. Pur facendo ristorazione a pranzo e cena, la nuova gestione non vuole perdere l'identità del bar. Sarà infatti aperto dalle otto del mattino fino dopo cena. Il progetto è interamente legato al rilancio dello “Spirito Necci” ovvero vivere al bar come a casa propria conservando l'unicità di questo spazio: un'oasi di pace all'interno della città, un punto di riferimento per quella parte un po' meno mondana del Pigneto. Necci insomma è stato pensato come “il bar sotto casa dove passare intere giornate”, qui è possibile leggere quotidiani e riviste ma anche ascoltare buona musica dai vinili di un Juke Box Ami del 1972, insomma un luogo dedicato ai più incalliti professionisti del “godersi la vita”. Si può fare colazione, mangiare un panino preparato espresso, pranzare, fare un aperitivo ma non bere una coca-cola. Per chi ha voglia di bollicine dolci, Necci propone le storiche spuma o gazzosa Paoletti, da gustare in terrazza magari, ascoltando i racconti degli ultimi “ragazzi” di vita, clienti storici ormai da decenni che, appena riaperto il bar, sono tornati a giocare a carte e a scherzare come si fa da queste parti.